Raccontava e resisteva
Ci sono scrittori che consideriamo amici, gente con cui si potrebbe stare a chiacchierare a nottate, bevendo vino, fumando sigari e ascoltando racconti di un mondo lontano che per un periodo, bellissimo e terribile, abbiamo sentito come nostro. L'America Latina, e soprattutto il Cile.
Luis Sepulveda, uscito indenne dal tritacarne delle prigioni di Pinochet, il dittatore che ammazzava i poeti, ha attraversato 70 anni da vero ribelle, scanditi da decine di libri e da una visione lucida del mondo, lottando contro i fascismi e le diseguaglianze con la parola scritta e con la militanza, quella vera.
Poi, in un giorno infausto, ha incontrato il Covid-19, mentre si recava in Portogallo per un festival letterario. Il virus lo ha ucciso, fissando la memoria della sua esistenza nell'opera sconfinata che ha prodotto, tradotta e apprezzata in tutto il mondo. A me i ribelli piacciono, da sempre, e Luis Sepulveda era uno dei nostri ribelli preferiti. Gli rivolgo un pensiero grato e prometto di ricordarlo, mentre accarezzo i suoi libri migliori.
